PESCI MORTI NEI CANALI DI CENTO: CONTROLLI DA PARTE DI ARPAE

Dopo le numerose segnalazioni di cittadini al comune (o anche semplicemente su facebook), di una triste moria di pesci nei canali e canalini di Cento, arpa e comune si sono adoperati per fare alcune importanti verifiche.

 

Il fenomeno pare essere ahimè semplice: il continuo sali e scendi dei flussi d’acqua nei canali, che in fase di “piena” permettono a molti pesci di infilarsi nei corsi d’acqua, ma che in fase di “secca” non permette l’ossigenazione, così purtroppo i pesci ormai entrati non respirano correttamente.

Però giustamente molti cittadini si interrogano che non vi siano alti problemi, anche gravi, come lo sversamento di liquami tossici per la fauna da parte di privati. Per questo l’assessore Vito Salatiello si è recato sul posto per un sopraluogo in compagnia di ARPAE (l’agenzia di controllo ambientale) e in accordo con il consorzio si è deciso a procedere ad analisi di campioni d’acqua.

Così spiega il sindaco su Facebook: “L’abbassamento dei livelli idrici, avvenuto come ogni inverno, è stato contestuale quest’anno a un periodo di piogge che hanno fatto sì che buona parte della fauna ittica si sia comunque spostata nel canale, salvo poi restarvi anche durante la siccità. Inoltre, nel tratto tombato del canale l’ossigeno è ancora minore causando una diffusa anossia tra la fauna ittica.

Il Consorzio di Bonifica ha fatto interventi di pulizia mirati a consentire maggiore movimento della fauna ittica presente, mentre l’intervento di Arpae e USL è mirato a una verifica della qualità delle acque per appurare che la morte dei pesci non derivi da cause ulteriori e diverse di inquinamento.”

 

In attesa del responso (serviranno alcuni giorni), vi lasciamo con un commento scrittoci dal nostro lettore Nicola sulla vicenda: “Sicuramente è un problema di poca portata. Il canalino di Cento nasce a Castelfranco e si alimentava con le copiose risorgive che nascevano da quel territorio, su questo canale c’erano dei mulini, almeno 3 nel solo territorio Centese, per cui la portata era molto alta nel ‘700, già nell’800 cominciò a calare e ci furono ampie discussioni e liti con quelli di San Giovanni e di Decima incolpati di trattenere l’acqua nelle valli, ma poi si scoprì che il problema era alla fonte; Oggi purtroppo è un rigagnolo, tant’è che per mantenerlo vivo presso l’abitato di Dosso c’è una importante immissione di acqua di Reno, forse l’unica soluzione è quella di farne un altra prima di Cento. Oppure fare uno sbarramento come a Decima per tenere almeno 1 metro d’acqua sempre presente così da limitare il problema dell’ossigenazione. Non dimentichiamo che rimane tombato per quasi un chilometro e in quelle condizioni l’acqua stagnante non sta certo bene! Ecco perchè proprio dopo l’uscita si hanno queste morie, magari iniziate un chilometro prima.”