03 Feb La Venere di Welcome to Meraviglia a Cento: più che una vetrina, un segnale

Foto di JustoMezzo
Il passaggio della Venere di Welcome to Meraviglia a Cento, avvenuto domenica 1 febbraio, non è stato un evento irrilevante; anzi, proprio liberandolo dalla retorica dell’“occasione imperdibile”, quel passaggio assume un significato più interessante. Perché viene quasi naturale chiederselo: è stata la Venere di Botticelli a dare visibilità al Carnevale di Cento, o è stato il Carnevale – con la sua forza, la sua storia, la sua partecipazione popolare – a rendere credibile e autentico il racconto della Venere? Probabilmente entrambe le cose. Ed è in questo equilibrio che sta il senso dell’operazione.
Il progetto del Ministero del Turismo nasce con l’idea di raccontare un’Italia che non coincide solo con le grandi città, ma con quei luoghi capaci di tenere insieme patrimonio artistico, tradizione e vita quotidiana. In questo quadro, Cento non è stata una semplice cartolina. È stata attraversata nel suo momento più identitario, la prima domenica di Carnevale, quando la città non si mette in posa ma si muove, lavora, costruisce, festeggia.
Il percorso toccato dalla Venere – dal Giardino del Gigante alla Rocca, dal Palazzo del Governatore alla Pinacoteca Civica, fino agli hangar dei carri e alla sfilata – ha raccontato una città che prova, nel bene e nel male, a non separare l’arte “da museo” dalla cultura popolare. Una città che, quando funziona davvero, lo fa proprio perché riesce a tenere insieme queste due anime.

Foto di JustoMezzo
A sottolinearlo sono stati anche i consiglieri comunali di Fratelli d’Italia Alessandro Guaraldi, Francesca Caldarone e Marco Pettazzoni:
«Cento incarna pienamente lo spirito di Welcome to Meraviglia, perché riesce a tenere insieme arte, storia e tradizione popolare».
E ancora:
«Il progetto permette di raccontare la storia della nostra città non solo attraverso i monumenti, ma grazie alla partecipazione della comunità intera, coronata dalla passione dei carristi e di tutti gli organizzatori del Carnevale».
Al di là delle letture politiche, il dato che resta è un altro. Ancora una volta Cento ha parlato di sé fuori dai propri confini. Non per un fatto di cronaca, non per una polemica, ma per ciò che è. Prima attraverso iniziative regionali, ora addirittura tramite un progetto ministeriale. È un passaggio che non va sopravvalutato, ma nemmeno sminuito.
Perché la crescita di una città come Cento non si misura solo in presenze turistiche o in numeri sui social. Si misura anche nella capacità di entrare, poco alla volta, dentro racconti più grandi, di essere riconosciuta come luogo con un’identità precisa, non intercambiabile.
Quello che conta è che, ogni volta che qualcuno guarda a Cento da fuori, lo faccia con rispetto e curiosità, riconoscendone il valore culturale, storico e umano. Perché Cento non appartiene a una parte politica, ma ai centesi. E quando viene raccontata oltre i suoi confini, viene raccontata a nome di tutti.
Per questo il ringraziamento va fatto, senza imbarazzi, al Ministero del Turismo e alla Venere di Welcome to Meraviglia per l’attenzione riservata alla città. Non perché abbia cambiato le sorti del territorio, ma perché ha contribuito a tenerlo dentro un racconto più ampio, dove arte, tradizione e comunità continuano a trovare spazio.
Non è un punto di arrivo. È un segnale. E come tutti i segnali, vale solo se chi lo riceve saprà continuare il cammino. E se questo racconto proseguirà, sarà soprattutto merito di chi, ogni giorno, Cento la vive, la costruisce e la ama. Indipendentemente da chi governa. L’importante è che Cento venga amata proprio da tutti.