VINCE LO SPETTACOLO NEL “BUCO” DELL’OBLIO

Vince lo spettacolo e si conclude un’altra edizione del carnevale di Cento, cosa può restare da scrivere?

UN FORMAT CHE CONTINUA A FUNZIONARE

Partiamo da ciò che hanno già detto in tanti, in piazza, sul palco e sulla carta stampata. Si è detto che sia stata un’edizione positiva, fortunata nel meteo che ha permesso di svolgere tutte e cinque le domeniche previste. I numeri riguardanti il pubblico presente non occorre conoscerli con contezza, è sufficiente guardare qualche fotografia per affermare che l’affluenza sia stata alta. Chi di carnevali ne ha già visti parecchi, difficilmente ricorderà una quinta domenica con così tanta gente, anche proveniente da lontano. Il pubblico ha gradito, la pubblicità ha funzionato ancora una volta. Invecchia il patron, per lo più relegato sul secondo palco, ma il suo format “Cento Carnevale D’Europa” non sembra imbiancare mai. Un format di spettacolo e spettacolarità che questo territorio tanto ama criticare, ma in fin dei conti ogni anno poi accoglie, soprattutto per via dell’indotto economico che sa generare.

SECONDO PALCO, RADDOPPIA LO SPETTACOLO

Un’altra considerazione che si è già letta e sentita a più riprese, appunto, riguarda il nuovo secondo palco alla Rocca. In tanti ci hanno tenuto a ricordare come non si sia trattato di una rivoluzione, bensì di una restaurazione, visto che prima del terremoto per tanti anni il palco era stato presente davanti al Castello. Molti hanno espresso la propria perplessità per il suo posizionamento, troppo lontano dalla Rocca e troppo vicino al corso dove hanno sfilato i carri di carnevale, con il pubblico che si concentrava eccessivamente “lato Pascoli”, per intenderci. Ma proprio parlando di pubblico alla Rocca, è opportuno ammettere come il secondo palco abbia dato la possibilità a più visitatori di godere lo spettacolo dei carri e dei gruppi a piedi, spesso ai limiti dell’invisibilità con il solo punto di osservazione in piazza Guercino. Un altro successo, insomma. Sul palco principale invece si sono esibiti gli ospiti che, anche qua, come ormai da tradizione degli ultimi anni, si sono concentrati per lo più nelle prime due sfilate. È toccato a Tananai e ai Gemelli Diversi farsi calamite per il pubblico delle prime due domeniche. Sembra chiaro come il partner tecnico del carnevale abbia una sua teoria, secondo la quale gli ospiti servano appunto per garantire un certo volume d’incasso all’inizio della manifestazione. Terza, quarta e quinta domenica invece funzionano da sé, senza bisogno di investire in ospiti accalappia pubblico.

QUA E LÀ INTORNO ALLA PINACOTECA

Da ricordare anche il ricco calendario di iniziative collaterali che gli uffici culturali del nostro Comune hanno saputo proporre a turisti e cittadini nel mese del carnevale. Tanti coriandoli, forse ancora un pochino troppo sparpagliati qua e là, ma certamente un contributo importante per inserire Cento negli itinerari turistici della nostra Regione, con una Pinacoteca che ne avrà sicuramente tratto vantaggio, sperando che sappia restituire al carnevale ciò che la manifestazione ha ad essa regalato come opportunità.

LA TOKEN ECONOMY E GLI ABBONAMENTI

Un format che ha funzionato ancora una volta, con relative poche polemiche da parte dei “cintaroli” che ormai si sono accomodati sui prezzi degli abbonamenti che permettono loro da anni di vivere serenamente il carnevale di Cento, senza doversi sentire come rapinati nel portafoglio. Neppure i “token” hanno intoppato la fisiologia della manifestazione. Additati all’inizio come il potenziale autogol del 2024, hanno finito per diventare completamente irrilevanti, in termini di polemica, cosa che invece non ha risparmiato il testamento di Tasi.

MA TASI DA CHE PARTE STA?

Su questo punto è già stato in 48 ore detto l’impossibile. I soliti teorici hanno “argomentato” su libertà di espressione e satira, con buonisti e indignati sugli scudi. Il testamento di Tasi da sempre mette alla berlina i personaggi della città e del carnevale ed è sempre sconsigliato prendersela per quanto viene pronunciato. La dose di causticità delle parole della nostra maschera locale è stata forse un po’ più alta rispetto ad altri anni. Vero è, che forse si veniva da anni di irrilevanza ereditaria nel lascito di Tasini. Altrettanto vero è che il pungolo quando usato con consapevolezza, può ferire più di una spada. Visto che io sono permaloso, da quèl c’as crèd d’esér al meeg di carésta mi permetto di porre al lettore una domanda: ma Tasi da che parte sta? Lo chiedo perché non lo so, perché davvero mi domando se quando parla dia voce alla radio bugadéra della piazza o debba dare voce a chi voce a Cento non ce l’ha. Se pensassimo che, come nella festa dei folli de “Il Gobbo di NotreDame”, il carnevale sia il mondo sottosopra e il suo re sia colui che mai lo sarebbe negli altri giorni, potrei pensare che Tasi potrebbe usare il suo testamento per dire ciò che in piazza durante l’anno non si sente mai dire. Perché le lamentele dei commercianti, i toni a tratti esasperati di qualcuno di loro, le richieste protocollate di alcuni ex consiglieri comunali, la svendita della banca locale e la chiusura del Golf Club mi sembrano proprio le cose di cui in piazza si è parlato per un anno intero e da lungo tempo. Un Tasi a mio avviso molto “cintarolo”, che forse non sa più dare voce a chi davvero non ce l’ha, a chi resta chiuso per un anno nell’abbazia di NotreDame e che anche al momento della proclamazione del re della festa dei folli resta sigillato fra le statue dei gargoiles della chiesa più nota della letteratura.

AH, GIUSTO… C’ERANO ANCHE 5 CARRI E 12 GIURATI

Hanno sfilato cinque opere che la piazza ha definito di alto livello. Come ogni volta c’è stata una classifica che non ha fatto contento praticamente nessuno, ad eccezione di chi ha finito per trionfare. Quest’anno cambiava la modalità di votazione: i giurati restavano dodici, tre per ognuna delle prime quattro domeniche di sfilata. Non avevano da compilare una scheda dove inserire un voto da 6 a 10 per ognuna delle voci che da anni guidavano la loro osservazione (armonia d’insieme, effetti cromatici, effetti meccanici, soggetto, gettito, costumi e coreografie), bensì dovevano limitarsi a comporre una classifica di gradimento del tipo 1-2-3-4-5, che assegnavano rispettivamente 200-170-140-110-80 punti. La stessa cosa poi andava ripetuta per l’assegnazione del premio speciale gettito e per costumi e coreografie. Quali criteri i giudici avranno scelto per la valutazione delle opere che hanno sfilato? Questo non lo sapremo mai, probabilmente. E forse ai centesi interessa anche relativamente poco. Certo è che, matematicamente con distacchi di 30 punti fra una posizione e l’altra la probabilità di ex-equo era altissima, come poi è stato riscontrato nella proclamazione con il paradosso che un sistema che doveva semplificare la creazione di una classifica ha finito per creare qualcosa che ad una classifica assomiglia veramente poco. A giovarne sicuramente chi doveva fare i conti, che quest’anno ha avuto vita più facile, limitandosi a sommare multipli di 30. A Cento va bene così?! Lo scopriremo il prossimo anno. E così come se si fosse ricorso al più classico dei machiavellici manuali Cencelli, la classifica ha distribuito i soliti dispiaceri e le solite gioie. Cosa resta di queste opere che la piazza ha tanto acclamato?! Niente, come sempre. Né un libro, né un opuscolo, né un’esposizione in un museo, né un commento tecnico… restano come sempre solo le coppette sugli scaffali. E presto ci dimenticheremo anche di questi cinque carri, ad eccezione di quello che ha vinto, forse… ma anche di quello arrivato ultimo.

IL “BUCO” DELL’OBLIO

Non me lo sono dimenticato, eh?! Non ho scelto di censurare le sentenze pronunciate nel testamento di Tasi su Giancarlo Dinelli, detto Buco, presidente del Risveglio. Però lo confesso: visto che una traccia d’amicizia fra me e lui c’è e da tempo… ho preferito fargli arrivare in privato il mio pensiero e visto che su quello hanno già scritto tutti e di tutto, io qua su Buco non scrivo. Mi limito solo ad esprimere una considerazione: alla fine è probabile che ci ricorderemo più di lui e del suo carro per via delle parole taglienti a lui indirizzate da Tasi, finendo quasi per dimenticare chi ha vinto e sicuramente scordandoci il lavoro, l’impegno e la qualità delle altre tre opere che ormai nessuno, dopo due giorni, ricorda più.

Vince ancora lo spettacolo dunque, il carnevale continua ad essere il business più grande di questa città. È stato un successo di pubblico e di organizzazione. Delle maschere che hanno sfilato, della loro storia, del loro percorso, dei messaggi proposti dai gruppi in sfilata invece resta la solita cosa: niente. Tutto cade ancora una volta nel… Buco… dell’oblio.