29 Gen Accorpamento scolastico, cosa prevede davvero il documento ufficiale
Come prevedibile, il tema dell’accorpamento scolastico è stato al centro di un acceso dibattito pubblico. Per capire davvero di cosa stiamo parlando, è utile partire dal documento ufficiale che disciplina il dimensionamento della rete scolastica per l’anno 2026/2027 e poi affiancare a questo ciò che è emerso durante il lungo confronto in Consiglio comunale.
Il provvedimento è stato firmato il 27 gennaio 2026 dal Commissario ad acta nominato dal Governo, dopo che la Regione Emilia-Romagna non aveva approvato nei tempi il piano di dimensionamento richiesto. In sostanza, lo Stato è intervenuto direttamente per applicare una riorganizzazione già prevista dalle norme nazionali e legata agli impegni del PNRR.
Il punto di partenza è questo: in Emilia-Romagna ci sono oggi 532 istituzioni scolastiche autonome, ma il numero massimo consentito per il prossimo anno scolastico è 515. Questo significa che, a livello regionale, devono essere eliminate 17 autonomie scolastiche, non attraverso la chiusura delle scuole, ma attraverso accorpamenti amministrativi.
Ed è qui che entra in gioco il caso di Cento.
Il documento stabilisce che l’Istituto Comprensivo “F. Lamborghini” di Renazzo viene accorpato all’Istituto Comprensivo n. 4 di Cento, con sede a Reno Centese. I due istituti diventano quindi un’unica realtà amministrativa, che prenderà il nome di Istituto Comprensivo Cento Nord.
Questo è l’aspetto fondamentale da chiarire:
il documento non prevede la chiusura di plessi scolastici, non parla di scuole che spariscono, né di studenti che devono cambiare edificio. Le scuole restano dove sono, così come restano le classi e l’offerta formativa. Quello che cambia è l’organizzazione: invece di due istituti autonomi, ce ne sarà uno solo, con un unico dirigente scolastico e una sola struttura amministrativa.
Nel documento viene spiegato che, per scegliere dove intervenire, sono stati privilegiati accorpamenti all’interno dello stesso Comune, proprio per limitare l’impatto sul territorio. Nel caso di Cento, infatti, Renazzo e Reno Centese vengono uniti perché già fanno parte dello stesso contesto comunale e territoriale.
Il piano regionale riguarda tutta l’Emilia-Romagna e coinvolge diverse province, non solo Ferrara. In ogni caso, il criterio generale è lo stesso: ridurre il numero delle “autonomie” scolastiche senza toccare direttamente i plessi, cercando di evitare istituti troppo grandi o troppo dispersi sul territorio.
Dal punto di vista formale, il piano è definitivo ed è stato comunicato a Regione, Ministeri e Ufficio Scolastico Regionale, che ora dovrà occuparsi degli aspetti pratici e organizzativi per l’avvio del prossimo anno scolastico.
In sintesi, il documento dice tre cose molto semplici:
la Regione deve ridurre il numero delle autonomie scolastiche;
a Cento questo avviene unendo l’IC di Renazzo con l’IC4 di Reno Centese;
le scuole non chiudono, ma vengono gestite sotto un’unica direzione.
Su questo punto, però, in Consiglio comunale si è sviluppato un dibattito ampio e articolato, che può essere riassunto in due grandi posizioni.
Da una parte, c’è chi ha espresso una forte preoccupazione per le conseguenze di questo tipo di riforma. Secondo questa visione, l’accorpamento impoverisce il mondo della scuola perché riduce il numero delle figure dirigenziali e amministrative, aumentando il carico di lavoro e rendendo più difficile seguire da vicino realtà scolastiche già complesse. Il timore è che, nel medio periodo, questo possa incidere negativamente sulla qualità del servizio scolastico offerto, sul rapporto con famiglie e territorio e sulla capacità di progettazione degli istituti.
Dall’altra parte, c’è invece chi ha difeso il provvedimento parlando di risparmi ed efficientamento. In questa lettura, l’accorpamento viene visto come una razionalizzazione necessaria, che consente di ridurre i costi, semplificare la gestione e rendere il sistema più sostenibile, senza intaccare direttamente l’offerta formativa o la presenza delle scuole sul territorio.
Il Consiglio comunale ha discusso a lungo proprio perché il tema non è né semplice né unanimemente condiviso. Non si è trattato di un confronto ideologico, ma di una discussione in cui sono emerse sensibilità diverse e letture opposte dello stesso provvedimento. Alla fine, come spesso accade su questioni così complesse, ognuno resta libero di farsi la propria idea.
Un elemento politico, però, merita di essere segnalato. Beatrice Cremonini, che si colloca nell’area del centrodestra, ha scelto di presentare un ordine del giorno proprio contro questa riforma e contro l’accorpamento. Una scelta non scontata, che dimostra come sul tema della scuola non esista un fronte compatto e come le posizioni attraversino gli schieramenti tradizionali.
Il dibattito sul dimensionamento scolastico, dunque, non si esaurisce con l’approvazione di un documento o con una votazione in Consiglio comunale. Le decisioni sono state prese, ma le conseguenze e le valutazioni politiche restano aperte e continueranno inevitabilmente a far discutere, dentro e fuori dalle istituzioni.