Chiude anche il ponte di Dosso

L’incontro pubblico si è svolto venerdì sera a Dosso, alla presenza del sindaco di Terre del Reno Roberto Lodi e del sindaco di Pieve di Cento Luca Borsari, ed è stato tutt’altro che un semplice aggiornamento tecnico. La partecipazione numerosa dei cittadini ha dimostrato come il tema non riguardi solo un ponte, ma tocchi un equilibrio già fragile fatto di spostamenti quotidiani, lavoro, sicurezza e qualità della vita.

Quando in un territorio come il nostro si parla di ponti, la discussione smette subito di essere tecnica. Diventa una questione di sopravvivenza quotidiana. È successo anche a Dosso, dove il confronto non è nato dalla curiosità, ma da una preoccupazione concreta: quella di ritrovarsi con Ponte di Dosso e Ponte Nuovo chiusi nello stesso periodo, con conseguenze difficilmente gestibili per cittadini, imprese e servizi.

È da questo timore che bisogna partire, perché è il filo rosso che ha attraversato tutta la serata. Ed è anche il punto su cui le amministrazioni hanno insistito di più: la chiusura contemporanea non è prevista. Anzi, è lo scenario che si sta cercando in tutti i modi di evitare. Non con slogan rassicuranti, ma attraverso un lavoro quotidiano di coordinamento con la Regione e con le imprese, cercando di far combaciare cronoprogrammi che, per loro natura, non sono sempre completamente governabili. L’obiettivo dichiarato è chiaro: concludere la fase più impattante del Ponte di Dosso prima che Ponte Nuovo entri nel vivo dei lavori.

Questo non significa che non ci saranno disagi. Ci saranno, ed è stato detto senza girarci attorno. Ma significa che non si sta procedendo alla cieca. Il Ponte di Dosso, infatti, non è un ponte che può essere lasciato così ancora a lungo. I monitoraggi strutturali condotti negli ultimi anni hanno certificato che l’infrastruttura, pur risultando oggi sicura, ha raggiunto un livello di criticità che rende l’intervento non più rinviabile. Il ragionamento emerso durante l’incontro è stato netto: intervenire ora è un’urgenza programmata, non farlo significherebbe esporsi a un’emergenza futura, con il rischio di una chiusura improvvisa e senza alternative.

Anche i numeri aiutano a comprendere la portata dell’intervento. I lavori strutturali in partenza valgono 1,7 milioni di euro, finanziati nell’ambito della ricostruzione post-alluvione e inseriti nel perimetro PNRR. A questi si aggiungono 400.000 euro già spesi per i lavori sull’estradosso del ponte – soletta, giunti, banchine e asfalto – finanziati con fondi alluvione ma non PNRR e gestiti direttamente dal Comune di Pieve di Cento. Un passaggio importante, perché racconta di un percorso avviato da tempo e non di un intervento improvvisato.

Dal punto di vista operativo, il calendario illustrato prevede l’avvio del cantiere a febbraio, con una prima fase a senso unico alternato per il montaggio dei ponteggi sospesi e una successiva chiusura totale stimata tra un mese e mezzo e due mesi. È proprio su questa finestra temporale che si gioca la partita più delicata, perché da qui dipende la possibilità di evitare la sovrapposizione con Ponte Nuovo.

Durante l’incontro non sono mancati i momenti di confronto più acceso, soprattutto sul tema del traffico pesante e della sicurezza nella frazione di Dosso. Qui il clima è stato realistico. Nessuno ha negato i problemi, né ha promesso soluzioni miracolose. Sono però state illustrate le misure previste: portali di controllo del traffico pesante, sistemi di autorizzazione per mezzi agricoli e attività locali, il rifacimento di via Verdi, attraversamenti pedonali rialzati, dossi rallentatori e controlli mirati da parte della Polizia Locale. Non la soluzione definitiva a tutto, ma un insieme di strumenti per ridurre i rischi durante una fase complessa.

Nel loro intervento, i sindaci hanno ribadito un concetto chiave: rinviare ancora avrebbe significato esporsi a rischi maggiori, mentre oggi esistono risorse e una programmazione che, per quanto scomoda, consente di governare il cambiamento. Il lavoro di coordinamento tra Comuni e Regione punta proprio a questo: mettere in sicurezza le infrastrutture senza isolare il territorio.

Il pensiero critico, però, resta ed è giusto che resti. Questo territorio paga una fragilità infrastrutturale accumulata negli anni, con poche alternative reali e margini di manovra ridotti. Ma proprio per questo, oggi, la programmazione sembra l’unica strada possibile. La vera sfida non è solo aprire e chiudere cantieri, ma tenere insieme sicurezza, tempi certi e fiducia dei cittadini, evitando che la paura di restare isolati diventi realtà.