Ponte nuovo: sette mesi senza ponte: viabilità, imprese e la lezione che resta

La domanda che durante gli incontri non era scritta sulle slide ma aleggiava ovunque era una sola: “come si vive senza Ponte Nuovo?”. La risposta non può essere consolatoria, perché la verità è che si vivrà con un disagio importante. Ma il modo in cui lo si affronta farà la differenza tra un disagio gestibile e una crisi quotidiana.
Sul piano della viabilità, le indicazioni sono state nette: le auto transiteranno sul Ponte Vecchio. I mezzi pesanti sopra le 7,5 tonnellate (eccetto il trasporto pubblico) dovranno seguire percorsi alternativi obbligatori. Il comandante della Polizia Locale Fabrizio Balderi ha illustrato i tracciati: verso Bologna e Persiceto passando da via Modena e dalle principali provinciali, e verso Pieve passando per la Padullese, con percorsi inversi analoghi e obblighi di direzione per evitare l’ingresso in aree dove poi non si può attraversare.
È stato chiarito il motivo del limite ai mezzi pesanti sul Ponte Vecchio: non solo la questione tecnica della portata (dove il trasporto pubblico è già un indicatore), ma soprattutto la manovrabilità e la sicurezza nelle curve e nelle rampe, con rischi di blocco e incidenti. È stato annunciato che la segnaletica sarà posizionata già dalle uscite autostradali e che verranno aggiornate le indicazioni sulle app di navigazione.
La parte interessante è un’altra: è stato ammesso che il traffico è dinamico e che le prime settimane serviranno a capire davvero come reagisce la città. Qui si misura la serietà della gestione: presidio iniziale della Polizia Locale, monitoraggio costante, possibilità di correttivi. Perché nessun piano, per quanto fatto bene, sostituisce la realtà di una mattina di aprile con pioggia, scuole aperte e gente in ritardo.
Il tema scuola e trasporto pubblico è stato affrontato proprio in questa logica. Sono previsti confronti con gli istituti, soprattutto superiori, e con Tper per provare a gestire scaglionamenti e impatti sui ritardi. È stato citato anche il dialogo con chi gestisce la raccolta rifiuti, per evitare che camion e servizi essenziali si incastrino nelle ore peggiori. Non sono dettagli: sono i piccoli pesi che, sommati, fanno collassare una giornata.
Per le imprese, la promessa principale è l’accessibilità: le attività sotto il ponte resteranno raggiungibili. È stato spiegato che è già attivo un tavolo con le associazioni di categoria e che l’amministrazione è disponibile a confronti caso per caso, soprattutto per soluzioni organizzative e amministrative che consentano alle attività di reggere il periodo. È stato citato anche lo smart working come leva possibile: non imponibile, ma auspicabile dove praticabile, perché ogni spostamento evitato in ore di punta è un piccolo alleggerimento collettivo.
È entrato nel discorso anche il Ponte di Dosso, con una precisazione importante: quel cantiere segue un’altra filiera e altri fondi (struttura commissariale), e si sta lavorando per evitare sovrapposizioni pesanti. L’orientamento, allo stato delle informazioni, è che eventuali coincidenze riguarderebbero fasi con senso alternato, non chiusure totali parallele.
E poi c’è la dimensione “lunga” che durante la serata in sala zarri è emersa dal pubblico: il terzo ponte. Non come capriccio, ma come sintomo. Se una comunità chiede un’altra infrastruttura, sta dicendo che percepisce una fragilità strutturale, non episodica. La risposta delle istituzioni è stata realistica: un ponte non è solo un ponte, servono varianti, collegamenti, dati aggiornati, priorità dentro piani e soprattutto risorse. Oggi le risorse sono poche e la manutenzione ordinaria già fatica a stare dietro ai bisogni.
E qui arriva la lezione che resta. Questo cantiere è una cartina di tornasole. Mostra quanto siano fragili le reti viarie quando dipendono da pochi attraversamenti. Mostra quanto costi caro il rinvio, perché quando si arriva a intervenire in urgenza il prezzo non è solo economico: è sociale, è organizzativo, è psicologico. Mostra anche una cosa positiva: quando istituzioni diverse lavorano insieme, qualcosa di grande può partire davvero.
Ma quella positività non è automatica. Si gioca su una parola che ieri è stata promessa più volte: comunicazione. Se la pagina dedicata, il sito e il canale WhatsApp diventeranno strumenti vivi e rapidi, allora il disagio avrà almeno una bussola. Se invece diventeranno vetrine, allora i cittadini torneranno al passaparola, e il passaparola, in questi mesi, sarà il vero nemico.
Sette mesi senza Ponte Nuovo non saranno un’esperienza piacevole. Però possono diventare un’esperienza utile, se insegnano una cosa: un territorio non può permettersi di pensare alle infrastrutture solo quando scricchiolano. Deve pensarci prima, quando è ancora possibile scegliere.